domenica 13 agosto 2017

«Se è accompagnata da opere gradite a Dio, la quaresima fa di colui che digiuna una luce fra gli uomini e un vaso di elezione della gloria divina». È il primo dei diciannove consigli spirituali che il patriarca di Romania, Daniele, ha dispensato in occasione della Quaresima della Dormizione (o Quaresima della Madre di Dio) che il mondo ortodosso osserva dal 1° al 14 agosto, fino cioè alla vigilia della solennità. Elencate su «Basilica», sito in rete del patriarcato, tali raccomandazioni si soffermano sul significato e sull’importanza del digiuno da rispettare in questo periodo. L’astinenza segue quanto a rigore quella della grande quaresima, ovvero digiuno stretto (sono vietate le proteine animali, compreso il pesce) dal lunedì al venerdì, con permesso di usare olio e vino solo il sabato e la domenica.«Noi digiuniamo — spiega Daniele — perché amiamo Cristo Signore e desideriamo nutrirci innanzitutto della parola del Vangelo, delle parole della Scrittura, delle parole che ascoltiamo durante gli offici e rafforzare la nostra preghiera per crescere spiritualmente. Il nutrimento più importante in periodo di quaresima è l’amore misericordioso di Cristo che noi cerchiamo attraverso la preghiera». Ma la quaresima (quarto consiglio) «è anche il segno del desiderio dell’uomo credente di liberarsi dell’avidità verso le cose materiali ed effimere per unirsi con la preghiera più intensamente a Dio che è illimitato e non caduco, fonte di vita e della gioia eterna». E con il perdono, «ideale inizio del periodo quaresimale», vengono coltivate «l’umiltà e la libertà interiore dell’uomo che vuole vivere nell’amore misericordioso di Dio».
Il vero digiuno ha per obiettivo, osserva il primate della Chiesa ortodossa romena, «l’elevazione dell’uomo al di sopra dei beni materiali o terreni, al fine di ricevere i beni spirituali celesti, per unirsi, con la preghiera e la comunione eucaristica, con Dio». Infatti (undicesimo consiglio) «se qualcuno digiuna ma non prega non può raccogliere la luce spirituale nell’anima». Il vero digiuno deve produrre nell’individuo «il cambiamento del modo di essere, il passaggio dall’avidità o dall’amore passionale per le cose materiali all’amore per le cose spirituali, per coltivare più intensamente la preghiera o la comunione d’amore con il Dio immateriale, illimitato e non effimero».
L'Osservatore Romano, 12-13 agosto 2017.